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sabato 9 luglio 2016

Scuola e azienda: oltre l'alternanza in alcune scuole, ma non oltre le registrazioni contabili in tutte le altre

Per quanto tempo bisogna ancora pagare il prezzo economico, sociale e civile della cecità mentale di docenti e dirigenti? Le loro conoscenze obsolete e l'incapacità di pensare al futuro dei giovani sta producendo danni che saranno ben visibili tra qualche anno.  L'articolo del sole 24 ore sotto riportato evidenzia un'esperienza troppo singolare e per questo motivo dovrebbe essere di grande ispirazione e incoraggiamento per gli innovatori.
L'alternanza obbligatoria farà ulteriormente irrigidire la separazione tra conoscenza che si forma nell'aula scolastica e quella che si forma fuori dall'aula scolastica. L'accusa è stata già formulata: l'alternanza porta via tempo all'insegnamento.
Quando un vero dirigente, e non un amministratore di condominio, entrerà nei consigli di classe e nelle riunioni per materia ad affermare che è l'insegnamento tradizionale (io spiego, tu studi a casa e io verifico se sai ripetere per iscritto e verbalmente ciò che ho spiegato) a rubare tempo a modalità nuove di apprendimento come l'alternanza?
Nel settore dei servizi, in generale, rimango in attesa che il primo Istituto Superiore sottoscriva un'intesa, una convenzione con qualche piccola imprese nella quale si condivida PARTE (ALCUNE PARTI) DEL BUSINESS PLAN.

Un sogno che molti capiscono e condividono, ma tutti fuori dal settore impiegatizio della pubblica istruzione e formazione.

http://www.ilsole24ore.com/art/viaggi/2016-07-06/giovani-industriali-e-studenti-biellesi-producono-insieme-163716.shtml?uuid=ADA9nzo

lunedì 22 ottobre 2012

Istituire i probiviri nella scuola

I probiviri sono gli uomini onesti. Sono persone che vantano un'autorevolezza morale e sono investite di poteri giudicanti e arbitrali sul comportamento di un'istituzione, sugli eventuali contrasti interni, sui rapporti con gli altri soggetti.
Nella scuola si sente la necessità dei probiviri. Non c'è più la guerra delle ideologie e neppure quella sindacale, ma rimane il comportamento spesso lesivo della dignità di singole persone, quasi unicamente di studenti e delle loro famiglie.
Gli organi collegiali sono strumenti del più forte e i diritti degli studenti sono carta maleodorante.
I provvedimenti disciplinari a volte tracimano, nella fase processuale, nella mortificazione, nell'umiliazione dell'imputato. L'imputato non ha la possibilità di attenuare la gravità del proprio comportamento. Provando a difendersi spesso rende più grave l'atto compiuto perché il punto di vista dell'Istituzione non è mai in discussione. Culturalmente, lo studente non comprende la trappola in cui si è cacciato. Egli non ha via d'uscita; può solo piangere e deve piangere insieme ai genitori. Questo è lo spartito da seguire. Solo il raggiungimento di questa umiliazione porta la seduta disciplinare alla conclusione, al pronunciamento della sentenza che di solito è già concordata. A nessun docente viene in mente di allargare il contesto del fatto specifico all'economia della scuola e all'ambiente d'apprendimento dove convivono sia coloro chi dovrebbero dare senso all'apprendimento, sia i soggetti di apprendimento.
I soggetti di apprendimento non possono istituire un consiglio disciplinare nei confronti dei docenti e dell'istituzione scuola anche se questa è arida di iniziative motivanti e di metodologie didattiche efficaci. I docenti, al contrario, quando disturbati, possono impartire sanzioni disciplinari gratificanti del loro ruolo.
Con l'istituzione dei probiviri nella scuola i processi potranno essere fatti anche ai docenti, quando non innovano e vivono di rendita, quando utilizzano l'unico metodo che conoscono e che consiste nel "tu studi, io interrogo". Solo i probiviri posso verificare i requisiti dell'Istituto che educa con le sanzioni disciplinari. Quale lezione possono apprendere gli studenti da punizioni erogate da un Istituto che non sa cambiare, non riesce a motivare allo studio e che si nutre di umiliazioni per gratificarsi? L'odio degli studenti per la scuola e per gli insegnanti nasce da questa ingiustizia legalizzata. I probiviri potrebbero far riflettere seriamente sugli abusi dei docenti e delle Istituzioni, senza cedere a quelli opposti degli studenti.

martedì 27 dicembre 2011

Le parole chiavi indigeste della Riforma: le menti d'opera

Una parola chiave indigesta della Riforma  è creare menti d'opera
Non può essere digerita dal sistema scolastico perché i docenti hanno una mentalità dipendente, sono convinti dipendenti pubblici e non vogliono essere niente altro  e come tali non possono insegnare a intraprendere.  Ovviamente, ci sono eccezioni sempre isolate e poco significative. Inoltre, intraprendere è un verbo che nessun dirigente ama e accoglie benevolmente. Intraprendere è un'attività piena di rischi, non tanto per la possibilità di insuccesso, quanto per la possibilità di successo che nella scuola divide e non unisce, lacera i rapporti e fa perdere potere relazionale soprattutto ai Dirigenti. Se all'intraprendere corrispondesse la certezza dell'insuccesso, tutti i dirigenti scolastici si iscriverebbero all'associazione imprenditori della Confindustria. Un piccola possibilità di successo li porta a iscriversi a sindacati che proteggono solo miseri vantaggi economici e irresponsabilità sociale. Quando ci scappa un successo si vive proprio male, anche se è misero e temporaneo, figuriamoci un vero successo! Il Dirigente pensa: adesso cosa vuole questo docente? Vuole più soldi? Come mi rapporto con la maggioranza che mi farà la guerra perchè vuole vivere di rendita? Come posso togliermelo di torno? I colleghi pensano: adesso dobbiamo sottostare alle nuove procedure e al suo coordinamento? Meglio prendere le distanze dalla Direzione, così il messaggio sull'opportunità di cambiare è chiaro. Di fatto, tutti si allontanano per far precipitare il misero successo nel dimenticatoio collettivo.
Intraprendere vuol dire innovare continuamente, avere l'ossessione del miglioramento, abbandonare il comodo vittimismo, abbandonare l'idea che chi governa vuole far male alla scuola e che il denaro è l'unico vero Dio che manca nella scuola. Il primato del denaro è sostenuto proprio da coloro che si ritengono intelligenti, i quali subito  dopo pongono come condizione del cambiamento un dirigente che contesta il governo per la penuria di risorse e al terzo posto  la libertà di agire e cambiare senza mai però abbandonare il vecchio, rassicurante e consolatorio punto di vista (io insegno, loro non studiano).
Intraprendere vuol dire scommettere su se stessi, sulle proprie capacità, conoscenze e relazioni. La mente d'opera è una mente che vuole fare, cambiare le relazioni, costruire nuove prassi e beni utili all'umanità. Per creare menti d'opera, bisogna avere una mente d'opera I successi occasionali non c'entrano nulla con le menti d'opera.
Per creare menti d'opera bisogna guardare al risultato non immediato, a distanza di un paio d'anni almeno; bisogna abbandonare la priorità della conoscenza teorica su quella pratica e viceversa, perché tale priorità nasce esclusivamente dall'allievo e mira al successo dell'apprendimento e non può essere imposta dall'abitudine e dalle comodità intellettuali del docente; bisogna valorizzare lo stile di apprendimento e non la superiorità del docente sull'allievo; bisogna fornire risposte alle domande del mondo del lavoro e delle professioni senza nascondersi dietro al programma didattico che, tra l'altro, di didattico non ha proprio nulla;  bisogna fare in modo che i saperi siano percepiti come utili, significativi, riscontrabili nella realtà senza costringere gli allievi a leggere e interpretare le immagini nella mente del docente.