E' sconcertante vedere come cambia il lavoro intelligente nelle imprese e come resiste quello ripetitivo e stupido nella scuola.
Link all'articolo de "Il Sole 24 Ore"
Smart working, è boom nel 2016. Un terzo delle grandi aziende è "flessibile"
Esperienze, intuizioni, idee, sensazioni, racconti, punti di vista e progetti per gli Istituti Superiori
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giovedì 13 ottobre 2016
Il lavoro nelle imprese in controtendenza con il lavoro nella scuola.
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Italia
mercoledì 14 settembre 2016
Lo studente è un accidente che interferisce con la sostanza della scuola italiana
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sabato 9 luglio 2016
Scuola e azienda: oltre l'alternanza in alcune scuole, ma non oltre le registrazioni contabili in tutte le altre
Per quanto tempo bisogna ancora pagare il prezzo economico, sociale e civile della cecità mentale di docenti e dirigenti? Le loro conoscenze obsolete e l'incapacità di pensare al futuro dei giovani sta producendo danni che saranno ben visibili tra qualche anno. L'articolo del sole 24 ore sotto riportato evidenzia un'esperienza troppo singolare e per questo motivo dovrebbe essere di grande ispirazione e incoraggiamento per gli innovatori.
L'alternanza obbligatoria farà ulteriormente irrigidire la separazione tra conoscenza che si forma nell'aula scolastica e quella che si forma fuori dall'aula scolastica. L'accusa è stata già formulata: l'alternanza porta via tempo all'insegnamento.
Quando un vero dirigente, e non un amministratore di condominio, entrerà nei consigli di classe e nelle riunioni per materia ad affermare che è l'insegnamento tradizionale (io spiego, tu studi a casa e io verifico se sai ripetere per iscritto e verbalmente ciò che ho spiegato) a rubare tempo a modalità nuove di apprendimento come l'alternanza?
Nel settore dei servizi, in generale, rimango in attesa che il primo Istituto Superiore sottoscriva un'intesa, una convenzione con qualche piccola imprese nella quale si condivida PARTE (ALCUNE PARTI) DEL BUSINESS PLAN.
Un sogno che molti capiscono e condividono, ma tutti fuori dal settore impiegatizio della pubblica istruzione e formazione.
http://www.ilsole24ore.com/art/viaggi/2016-07-06/giovani-industriali-e-studenti-biellesi-producono-insieme-163716.shtml?uuid=ADA9nzo
L'alternanza obbligatoria farà ulteriormente irrigidire la separazione tra conoscenza che si forma nell'aula scolastica e quella che si forma fuori dall'aula scolastica. L'accusa è stata già formulata: l'alternanza porta via tempo all'insegnamento.
Quando un vero dirigente, e non un amministratore di condominio, entrerà nei consigli di classe e nelle riunioni per materia ad affermare che è l'insegnamento tradizionale (io spiego, tu studi a casa e io verifico se sai ripetere per iscritto e verbalmente ciò che ho spiegato) a rubare tempo a modalità nuove di apprendimento come l'alternanza?
Nel settore dei servizi, in generale, rimango in attesa che il primo Istituto Superiore sottoscriva un'intesa, una convenzione con qualche piccola imprese nella quale si condivida PARTE (ALCUNE PARTI) DEL BUSINESS PLAN.
Un sogno che molti capiscono e condividono, ma tutti fuori dal settore impiegatizio della pubblica istruzione e formazione.
http://www.ilsole24ore.com/art/viaggi/2016-07-06/giovani-industriali-e-studenti-biellesi-producono-insieme-163716.shtml?uuid=ADA9nzo
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Milano, Italia
sabato 2 febbraio 2013
L'attenzione parziale degli insegnanti e delle istituzioni scolastiche
In un articolo del Corriere della Sera del 18 gennaio 2013 si afferma che gli studenti sono oggi più superficiali ed hanno poco senso critico. Le cause vengono attribuiti all'uso compulsivo delle nuove tecnologie.
Il giudizio rispecchia pienamente la realtà ed è stato pronunciato dai soliti attenti osservatori che fanno parte del processo educativo e formativo della nostra società. Costoro dimenticano che gli studenti sono anche un loro prodotto! Ricercatori, insegnanti e giornalisti, dormono sonni tranquilli, tra certezze scientifiche e didattiche, sicurezze economiche e rendite di posizione. I loro figli e figliastri compulsano, a meno che non esistano due umanità separare o caste o classi rigorosamente distinte. Ogni professionista ha fatto legalmente il proprio dovere, pertanto non gli si può addebitare nessuna inadempienza. La responsabilità è sempre degli ultimi, o al massimo degli oggetti materiali che non si conoscono! Ma se questi professionisti provassero a mettere i ragazzi compulsivi e parzialmente attenti al fare il loro lavoro, in poco tempo farebbero fatica a riprendersi il mestiere, mostrando di valere di più.
I soloni ( gli insegnanti, i dirigenti scolastici, i dirigenti ministeriali, i ricercatori e i giornalisti) negano le potenzialità e le abilità delle nuove generazioni perché non le sanno utilizzare. Questi professionisti sono un'aggregazione umana che non riconosce le personali responsabilità sociali ed etiche nel formare le nuove generazioni e addebita i risultati scadenti dell'istruzione e formazione all'uso compulsivo della tecnologia. La diversità delle nuove generazioni, caratterizzata dall'attenzione parziale, è un fenomeno incomprensibile ai soloni, i quali, per giustificare il proprio curriculum professionale e la rendita economica, spostano l'attenzione sull'uso delle nuove tecnologie, che non conoscono.
Un nuovo business si affaccia all'orizzonte: introdurre massicciamente i nuovi strumenti dell'information tecnology nelle scuole con la parallela organizzazione della formazione per gli insegnanti. Il risultato non potrà che essere scadente. I soloni non vogliono capire che la mancanza di senso critico dei giovani è il riflesso di quello dei loro insegnanti e di tutti gli altri professionisti che formano la società civile e che formano direttamente e indirettamente il cittadino.
Un nuovo business si affaccia all'orizzonte: introdurre massicciamente i nuovi strumenti dell'information tecnology nelle scuole con la parallela organizzazione della formazione per gli insegnanti. Il risultato non potrà che essere scadente. I soloni non vogliono capire che la mancanza di senso critico dei giovani è il riflesso di quello dei loro insegnanti e di tutti gli altri professionisti che formano la società civile e che formano direttamente e indirettamente il cittadino.
Quello che possiamo aspettarci è un altro banchetto con la più tenera carne umana. Non c'è stata iniziativa in cui non si sia banchettato con la carne umana negli ultimi 40 anni. Il momento in cui questa consuetudine finirà sarà riconosciuto dall'attenzione non parziale verso l'attività e i risultati degli insegnanti, dei dirigenti e degli istituti preposti alla loro formazione e, soprattutto, ai controlli degli Istituti Scolastici. Ma da parte di chi, se anche i giornalisti hanno il loro posto prenotato al banchetto?
Il deficit non è quello rilevato, cioè la superficialità e la mancanza di senso critico delle nuove generazioni, ma la centralità degli interessi e delle esigenze degli insegnanti e dei dirigenti scolastici rispetto alla centralità del progetto di vita degli studenti. La centralità dello studente, pur messa per iscritto nella riforma e non più cancellabile da tutte le forze politiche, rimane la più colossale truffa civile della nostra società. Gli studenti infatti non credono alla loro centralità e sono perfino troppo educati e realisti nell'aprire un conflitto con i potenti della società civile. Preferiscono mantenere le distanze da tanta ipocrisia e non hanno altro luogo dove soggiornare che nello spazio virtuale dei social media.
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mercoledì 28 marzo 2012
L'assolutismo ideologico che governa gli Istituti Professionali
Per fare il docente sarà previsto un esame attitudinale, ma tra qualche anno. Proveranno a verificare la solita lezione strutturata a casa e successivamente impartita alla classe? Il successo dell'apprendimento, di sicuro, non sarà monitorato. Continuerà ad esserci il solito scaricabarile tra docenti, Dirigente, Governo e genitori. Alla fine, il cerino resta in mano ai genitori perchè hanno fornito vasi da riempire (figli) gravati da un difetto occulto (la noia).
Qualcosa si muove oggi, ma è difficile sostenere senza attirare fulmini e tempeste che la capacità di insegnare non viene donata da Dio al momento del superamento del concorso! Un periodo di tirocinio per familiarizzare con metodologie divese potrebbe essere una buona prassi, prima di essere rinchiusi e abbandonati in un'aula scolastica. E' necessario che i docenti siano affiancati o affianchino altri docenti per periodi anche lunghi ogni tre/quattro anni per apprendere nuove modalità di insegnamento o correggere pratiche didattiche inefficaci.
E' probabile che docenti dai sogni petrosi trovino più utile inveire contro il governo di turno, anzichè riflettere sull'efficacia della propria didattica.
Anche i Dirigenti Scolastici dovrebbero essere affiancati da consulenti di direzione nei momenti decisionali. Con il tirocinio a inizio carriera apprendono pratiche vecchie per il semplice fatto che è raro incontrare dirigenti illuminati. Apprendono, per lo più furbizie, tattiche per mettere al muro chi disturba i dormienti. I dirigenti difendono solo l'equilibrio, non rischiano di vincere. Preferiscono perdere senza combattere. Che cosa si può apprendere da chi conserva il vecchio modo di pensare e fare quando la realtà muta continuamente e chiede l'assunzione di nuovi punti vista, nuove visioni e nuovi modelli organizzativi? Gli elementi che portano alle decisioni dei dirigenti sono spesso meschini; poi ci sono le decisioni che non hanno effetti diretti e indiretti sul successo scolastico, la mancanza di decisioni per paura di sbagliare, l'incapacità di assumersi responsabilità e la volontà di non attuare le decisioni perchè obbligate o frutto di un compromesso sindacale. Inoltre, i Dirigenti non dovrebbero essere lasciati soli neppure dopo il periodo di affiancamento decisionale di almeno un anno. Dovrebbero essere monitorati stabilmente nelle decisioni, nell'utilità e nel successo di queste. Ogni dirigente dovrebbe avere un sostegno direzionale vero, invasivo. Chi gestisce un Istituto ha una responsabilità sociale e la società deve tutelarsi non dopo, ma durante il peridodo di investimento nelle risorse umane.
Attualmente, l'assolutismo ideologico si fonda su un patto di non disturbo: Il Ministro e i suoi Dirigenti periferici non disturbano i Dirigenti Scolastici, i Dirigenti non disturbano i docenti, i docenti fanno ciò che hanno appreso in modo ripetitivo, anche se non risulta più utile a nessuno.
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mercoledì 16 novembre 2011
I dirigenti scolastici italiani
Per sapere a quale categoria appartiene il proprio dirigente scolastico basta guardare i suoi collaboratori.
I collaboratori sono i colleghi di lavoro e costituiscono i tratti essenziali della personalità del dirigente. Se il dirigente si circonda di persone che valgono con cui discute di tutto, a cui chiede il parere e poi decide, egli potrebbe essere un buon leader. Diventa un vero leader quando si pone al servizio di coloro che progettano e attuano iniziative, quando spazza via gli ostacoli burocratici e le paure di andar per mare su rotte sconosciute. Al desiderio di innovare fa seguire il sostegno ai pionieri, senza riserve e senza cercare consensi impossibili in un ambiente profondamente conservatore. Se, invece, il Dirigente tende ad accentrare tutto nelle sue mani e mette al primo posto, nella scelte dei collaboratori, la fedeltà alla persona, l'onestà e l'ubbidienza pronta e assoluta e mai l'autonomia e la capacità di risolvere problemi, non è un vero leader e non lo potrà mai essere. E' un burocrate; e quando si dice che bisogna migliorare la produttività e la qualità dei servizi azzerando la burocrazia, si intende dire che bisogna eliminare questi dirigenti che sono solo di ostacolo al miglioramento.
Ci sono dirigenti, una esigua minoranza, che non discutono, non fanno partecipare, non chiedono pareri e non informano nessuno. Sono ormai una razza in estinzione e non hanno bisogno che qualcuno li rimuova dall'incarico. Forse bisogna proteggerli dall'estinzione perché ritengono, a volte con ragione, che i loro docenti non siano di nessuna utilità.
Ci sono poi le vie di mezzo, una maggioranza che si avvicina al 90% dei dirigenti. Sono quelli che ricamano tessuti di ogni tipo per far calde coperte quando soffia lo scirocco: quelli disposti a discutere all'infinito, ma non informano delle decisioni che hanno preso prima della discussione, che sollecitano la partecipazione dei docenti per ornare l'ambiente, spesso tetro, dei luoghi di riunione, che chiedono pareri ma solo per sondare le reazioni a decisioni già prese. Questo è il tipico dirigente scolastico italiano per eccellenza che immobilizza gli Istituti. Un dirigente che teme la prova del cambiamento, che afferma solennemente di voler cambiare, ma che si piega alla prima voce contraria. E' il dirigente che si fa beffe della democrazia, che piega ogni iniziativa ai propri desideri contando sull'egoismo e pochezza culturale dei suoi dipendenti. Un leader che addebita agli altri gli ostacoli, le paure e le responsabilità degli insuccessi. E' il leader della responsabilità altrui! Un leader che pianifica il passettino, consapevole che puntualmente viene annullato dal vecchio e generalizzato mondo di pensare, e mai il balzo. Il cambiamento comincia solo, unicamente, dalla persona e mai dalle circostanze e si vede dalla pratica, non dalle parole.
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