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giovedì 10 novembre 2011

Una lettera della BCE ai soggetti del sistema scolastico

"Che cosa si intende fare per valorizzare il ruolo dei professori nelle scuole? Visti anche i deludenti risultati dei test Invalsi, che cosa vuole fare l'Italia per riformare il sistema scolastico?"
Sono queste alcune delle 39 domande con le quali, in cinque pagine, la Commissione Europea passa al setaccio la lettera d'intenti presentata dall'Italia a Bruxelles per cercare di capire le vere intenzioni del governo di Roma.
Abbiamo estremamente bisogno di un organo di controllo come la BCE nel settore dell'istruzione e della formazione professionale. Abbiamo bisogno di una vera autorità che dica agli Istituti e alla pubblica opinione che certi risultati e processi  di insegnamento sono inaccettabili e vanno profondamente cambiati, perchè vengono bruciate intelligenze, distrutte troppe risorse umane oltre che finanziarie; che bisogna applicare integralmente la riforma della scuola superiore in tempi definiti e con azioni precise e rigorose. Purtroppo, non ci sono persone che hanno investito i risparmi di una vita  direttamente nel settore dell'istruzione e formazione e quindi non ci sono minacce di sfiducia che facciano tremare le famiglie che lavorano nel sistema di Istruzione. La sfiducia nei confronti del Paese comprende, però, anche il sistema di istruzione e formazione, con tutti i soggetti attivi e passivi, dai bidelli al Ministro. I più pensano che il giudizio negativo riguarda solo  il Governo e/o il Ministro, ma mettono la testa sotto la sabbia. L'investitore non apprezza una riforma che nessuno applica, apprezza invece i cambiamenti reali nelle scuole e tra queste e il mondo produttivo. E questi cambiamenti oggi non ci sono, nonostante  la Riforma li voglia profondamente. Nessuno vuole i cambiamenti, a cominciare da chi conta realmente: dirigenti di ogni livello. Neppure gli insegnanti vogliono cambiare un bel niente: lavorano nella scuola, ma i problemi della scuola non li riguardano. Peccato che l'investitore abbia vincolato i risultati dell'azione degli insegnanti al futuro economico e civile del paese e  abbia fatto di questo vincolo un elemento di valutazione per continuare a sottoscrivere gli stipendi di tutto il personale della scuola.
Abbiamo bisogno di una bella lettera della BCE che vada in profondità e dica a tutti i soggetti del sistema scolastico: cari signori per salvare il vostro mestiere e il vostro stipendio vi sollecitiamo, entro 15 giorni, a mettere in atto le seguenti azioni:
a) far effettuare ai consigli di classe una programmazione per competenze, utilizzando esclusivamente il modello predisposto dal Ministero della P.I.
b) monitorare l'utilizzo della programmazione  da parte dei componenti del consiglio di classe e istituzionalizzare un riesame mensile della programmazione
c) valutare la programmazione e validare il percorso didattico a fine anno alla luce dei risultati ottenuti formulando indicazioni vincolanti per la successiva programmazione
d) elaborare un modello di iscrizione con annesso patto di corresponsabilità predisposto dal Ministero della P.I.
e) somministrare verifiche oggettive a fine anno predisposte da un ente esterno accreditato dalla  BCE competente per indirizzo di studi
f) predisporre e mettere in atto il recupero obbligatorio delle insufficienze  per le discipline più impegnative fin dall'inizio dell'anno, a costo zero quando emergono insufficienze superiori al 30% per classe
g) verificare, prima dell'accettazione dell'iscrizione, l'adeguatezza della scelta dell'istituto e dell'indirizzo di studio da parte della famiglia e dello studente, effettuando almeno 10 lezioni delle principali discipline e somministrando le opportune prove di verifica
h) accettare in classe senza alcun preavviso la presenza di genitori e osservatori esterni che desiderano monitorare le relazioni di insegnamento e apprendimento
i) instaurare una relazione organica con imprese e/o loro associazioni di categoria, tale da garantire una presenza qualificata e attiva negli organi decisionali dell'Istituto
l) attuare l'alternanza scuola-lavoro e, nelle classi terminali, l'alternanza a progetto e l'esperienza della condivisione di parti del business plan delle aziende partner
m) pubblicare il bilancio sociale corredato da indici di efficienza ed efficacia stabiliti dalla BCE.
n) garantire zero abbandoni, massimo 10% di insuccessi e  20% di sospesi l'anno
Qualora un istituto scolastico non ritenesse opportuno rispondere a tali richieste in modo completo, potrà sempre farsi finanziare dalle famiglie degli iscritti, da aziende o Stati extraeuropei e potrà comunque rilasciare titoli di studio, ma con la dicitura "risultato di apprendimento non conforme alle richieste della BCE".

lunedì 31 ottobre 2011

Insuccesso scolastico: dove finisce la responsabilità dello studente e comincia la responsabilità dell'Istituto?

Quando un Istituto accetta un'iscrizione diventa responsabile del successo scolastico dello studente. L'Istituto si impegna a portare lo studente al diploma, moralmente e contrattualmente.
Portare uno studente al diploma è un dovere, è un atto di responsabilità sociale che coinvolge tutta l'organizzazione scolastica e non solo qualche insegnante dotato di maggiore sensibilità. Appena si presentano, però,  i primi dati comportamentali e di profitto incongruenti con la previsione caritatevole dell'insegnante cessano gli obblighi inizialmente assunti e i buoni propositi dell'Istituto. L'incongruenza è addebitata al fornitore (la famiglia), il quale non ha rispettato le specifiche di apprendimento richieste dall'Istituto.
Bisognerebbe chiedersi per quale ragione finanziare un'attività educativa e formativa dedita prevalentemente a mantenere se stessa e solo accidentalmente a formare giovani che resistono alla programmazione di un insegnamento a senso unico. Quando lo studente registra un successo scolastico, il sistema di insegnamento  nega allo studente e alla famiglia ogni compartecipazione al risultato, pur non avendo fatto nulla in più o di diverso rispetto a tutti gli iscritti dell'Istituto.  L'autore del successo scolastico è l'Istituto e nessun altro. Gli autori dell'insuccesso sono, invece, esclusivamente le famiglie che non collaborano e gli studenti che non studiano. Questa è la scuola sportello, dalla quale deriva l'insegnante impiegato  e il Dirigente burocrate.
Quando tale sistema sarà considerato una offesa all'intelligenza umana e frutto di un abuso intellettuale di una casta numerosa e votante?
La responsabilità di un Istituto comincia con l'orientamento in ingresso dello studente. La comunicazione dell'offerta formativa è prevalentemente pubblicitaria, mirata esclusivamente ad acchiappare iscrizioni in un mercato non libero e truccato, costituito da una casta, cioè da Istituti che adottano la stesse regole informative e la stessa propensione acchiappastudenti. Le famiglie non possono vedere e toccare con mano il futuro che acquistano per i loro figli. Quando ci sono carenze di iscrizioni e arrivano studenti con pregressi insuccessi scolastici, la responsabilità morale viene messa completamente da parte: prevale il bisogno di riempire le aule per dimostrare carità cristiana da una parte e validità dell'offerta formativa (alta richiesta di iscrizione equivale ad un alto valore dell'Istituto e della sua offerta!) dall'altra. Non secondario è il bisogno assurdo di evitare disagio a qualche insegnante che potrebbe cambiare Istituto nell'ambito cittadino o provinciale insieme al rischio di creare qualche avventizio in più. Il sistema scuola è di fatto una casta di falsi intellettuali che vorrebbe raccordarsi con le caste superiori dalle quali, però, non è mai stato riconosciuto, per l'inadeguatezza delle sue competenze e per la meschinità delle rivendicazioni che lo hanno contraddistinto negli anni. Questo desiderio non soddisfatto ha portato alla macelleria sociale, per decenni. Quanti giovani sono stati sacrificati sull'altare dell'inamovibilità del docente e della rendita-privilegio di non cambiare mai punto di vista (gli studenti non studiano!!!) e metodo di insegnamento?
Prima di accettare un'iscrizione, l'Istituto dovrebbe offrire allo studente e ai suoi genitori prove di insegnamento  delle materie caratterizzanti il piano di studio a cui far seguire prove di apprendimento. In questo modo tutti i soggetti potrebbero capire onestamente e in modo certo se quell''Istituto è ciò che cercano famiglie e studenti e se questi  ultimi possono essere soddisfatti dell'offerta formativa. Un insuccesso scolastico che arriverebbe dopo tale prova non potrebbe essere più addebitare allo studente, ma solo all'Istituto.
Bisogna una volta per tutte riconoscere le responsabilità dell'insuccesso scolastico da addebitare solo all'Istituto. Dove finisce l'insuccesso dello studente e dove comincia quello dell'Istituto? Oggi, gli Istituti sono esenti da responsabilità. L’orientamento in ingresso dovrebbe essere costituito dalla erogazione di lezioni  delle discipline caratterizzanti i corsi di studio, con metodologie diverse e dalla conseguente valutazione degli apprendimenti. L’orientamento in ingresso, la didattica e l’organizzazione della scuole dovrebbero sentire la  responsabilità sociale di far provare un prodotto educativo e formativo. Se la prova ha esito positivo, sarà difficile dimostrare che un Istituto ha fatto tutto il possibile per evitare l'insuccesso scolastico. Ciò non avverrà mai perché il sistema non vuole essere responsabile della propria azione.