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giovedì 6 ottobre 2011

Il bilancio sociale degli Istituti Scolastici è un tabù


Nella scuola, siamo abituati a predisporre e approvare un bilancio finanziario, dove ciò che interessa è  l'aspetto contabile. Nel bilancio finanziario non c'è connessione tra spesa e risultati di apprendimento.Spesso le connessioni sono esposte verbalmente. Chi non approverebbe un progetto che mira a combattere la dispersione scolastica, qualora venisse relazionata ideologicamente la necessità!? Il rifiuto di approvare un tal progetto apostroferebbe il soggetto come irresponsabile, insensibile, ignorante. Così, l'utilità  di progetti e iniziative indicati sommariamente in bilancio sono sorretti dalla fede e dalla speranza, mentre il denaro speso è assolutamente reale. La mancanza di connessione tra spesa o investimenti e risultati di apprendimento è il fondamento di una irrazionale  e truffaldina gestione dell'attività educativa e formativa. Infatti, è difficile, e non è un caso, elaborare indici di efficienza ed efficacia della spesa e degli investimenti rispondenti alla realtà dei risultati.  Il documento che potrebbe evidenziare l'efficacia ed l'efficienza della spesa e degli investimenti è il bilancio sociale. Un documento che racchiude le scelte strategiche dell'Istituto e la tendenza dei risultati ottenuti negli anni, tutto facilmente comprensibile e valutabile da istituzioni e famiglie.
Molte imprese vogliono comunicare la loro immagine attraverso l'utilità della propria funzione economica e finanziaria. Pubblicano annualmente un bilancio sociale, oltre quello economico e patrimoniale, evidenziando il loro contributo finanziario al miglioramento della vita sociale, indicando gli obiettivi raggiunti. C'è una competizione mondiale tra imprese, tra chi fa di più e meglio per il prossimo. Le imprese più evolute comunicano ciò che fanno alla società civile sotto forma di bilancio sociale. I consumatori, di conseguenza, possono effettuare scelte, prendendo in considerazione anche l'impegno sociale delle aziende produttrici, in relazione alla loro sensibilità e cultura.
Le scuole, pur avendo l'obbligo esclusivo di perseguire fini di pubblica utilità, si comportano dal punto di vista sociale come imprese private che vivono di rendita. Non hanno un bilancio sociale. Non vogliono averlo. Non vogliono e non hanno risultati confrontabili destinati alla pubblicazione. Dichiarano una missione ma senza risultati correlati, dichiarano iniziative ma non il grado di successo e di insuccesso, di apprezzamento o indifferenza. La misurazione del successo in termini qualitativi e quantitativi in relazione alla spesa o all'investimento è un comodo tabù.
Il costo sostenuto per il successo di un allievo dovrebbe essere un indicatore economico-sociale da mostrare pubblicamente, esattamente come il costo di ogni insuccesso o abbandono scolastico. Il bilancio sociale della scuola è un preciso indicatore di serietà, affidabilità, impegno onesto e concreto a svolgere quella missione così ampiamente descritta nel POF.
Le imprese utilizzano strumenti per convincere la società della loro utilità sociale, le scuole invece ritengono di essere utili indipendentemente dai risultati e dai costi e presentano bilanci dove non è possibile capire la correlazione tra progetti, denaro speso e risultati ottenuti.

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