Solo ipocritamente possiamo attribuire alle molte attività educative e formative un concreto beneficio per gli studenti.
Gli studenti non affermano apertamente diffidenza verso ciò che viene loro proposto perché non sanno esporre le loro ragioni, perché troppo giovani, indifesi e senza diritti veri. Intuiscono l'ipocrisia e manifestano la loro diffidenza con comportamenti passivi tendenti a minimizzare la fatica, ad aggirare gli ostacoli, oppure con insuccessi e con il triste fenomeno dell'abbandono, coerentemente con quanto apprendono dal mondo adulto e del lavoro.
Non si può certo affermare che al centro dell'azione educativa ci siano, oggi, gli studenti. Loro sono l'ultimo interesse dell'organizzazione scolastica. Gli studenti non sono mai interlocutori reali nella progettazione e nella gestione dell'attività didattica. Non mi riferisco ovviamente ai contenuti, ma alla metodologia didattica meglio confacente al loro stile di apprendimento.
La qualità della scuola può essere raggiunta con la semplice pratica del buon senso.
Il buon senso sta nel non fare cose che non portano a nessun beneficio concreto e misurabile. Dovrebbe essere applicato a tutto ciò che si fa nella scuola, sia alle cose ordinarie che alle cose straordinarie.
Senza un beneficio concreto e misurabile, ogni insegnamento disciplinare, come ogni iniziativa, è senza senso, indipendentemente dalla corretta informazione fornita agli studenti e dalla loro approvazione.
Gli studenti sono molto sensibili all'utilità di ciò che viene richiesto loro di fare e sono giustamente diffidenti verso il mondo scolastico. Viviamo in un mondo dove ogni categoria sociale ragiona come una casta, pensa prevalentemente al proprio tornaconto e scarica i costi e fatiche sulle generazioni future.Bisognerebbe che avvenisse un capovolgimento del punto di vista: centralità dell'allievo e non più centralità dell'insegnante, ma sarebbe troppo dirompente per la categoria degli insegnanti. Il diritto di non cambiare l'unica metodologia didattica che si conosce, o si preferisce applicare, non si tocca! Potrebbe essere un buon inizio lo sforzo vero di applicare il binomio utilità-misurabilità ad ogni iniziativa o attività e poi condividerla con gli studenti, prima di passare all'azione.

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