Ci nutriamo di falsi cambiamenti. Quando si tratta di dire un deciso "Si" o un deciso "No" preferiamo stare alla finestra e aspettare che lo scenario cambi. E quando non possiamo fare a meno di prendere una decisione, la ponderiamo con tanti "ma" e "però" da scrivere un nuovo codice che non scontenta nessuno e, soprattutto, che non muova troppa acqua nello stagno in cui si vive.
I veri cambiamenti nella scuola sono una pura illusione perché ciò che non cambia sono le relazioni. Difficile trovare qualcuno disposto a cedere un metro del proprio territorio. Difficile che qualcuno dia l'esempio, perché il buon esempio è interpretato come una ingerenza, cioè un futuro dovere per gli altri. Difficile che qualcuno creda nel miglioramento individuale e collettivo. Difficile che qualcuno guardi al futuro che non sia la propria pensione.
Nella scuola i cambiamenti organizzativi e le epoche vengono insegnati senza essere minimamente capiti. Mi piacerebbe chiedere pubblicamente a tutti gli operatori scolastici come utilizzano nella loro pratica professionale ciò che hanno imparato nello studio e nella vita. Sono convinto che alla fine emergerebbero tre tipi di soggetti:
1) coloro che non hanno imparato nulla e che non fanno nulla. Imitano i loro predecessori anche nei gesti più involontari;
2) coloro che hanno imparato molto ma non utilizzano le conoscenze acquisite perché non vogliono rimetterci
3) coloro che hanno imparato molto e utilizzano le conoscenze acquisite quando viene loro concesso, cioè quando il risultato finale è un sicuro fallimento o un pilotato falso cambiamento.

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