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Esperienze, intuizioni, idee, sensazioni, racconti, punti di vista e progetti per gli Istituti Superiori
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(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 10 feb -
Piu' di un ragazzo su quattro (il 28%) nell'Ocse ha forti carenze in almeno una delle competenze scolastiche di base. A pesare e' soprattutto la matematica, con il 23% dei quindicenni (quasi 4 milioni) dei Paesi industrializzati in difficolta' con problemi elementari, ma le lacune sono ampie anche per il 18% dei ragazzi nella lettura e quasi in pari percentuale (17,8%) nelle scienze. Il 12% circa degli studenti nell'Ocse e' un 'low performer' in tutte e tre le materie e il 3% e' sotto il livello 1, il minimo nella scala dei test internazionali Ocse-Pisa. Non si tratta solo di statistiche scolastiche che riguardano adolescenti magari svogliati e sicuramente demotivati, ma anche di una pesante ipoteca sulla crescita economica, ammonisce l'Ocse. 'Gli studenti che vanno male a
scuola a 15 anni hanno maggiori probabilita' di abbandonare gli studi e quando un'ampia fetta della popolazione non possiede le competenze di base, ad essere compromessa e' la crescita di lungo termine del Paese', sottolinea il rapporto. Se venissero fatte riforme che permettano agli studenti insufficienti di arrivare alle competenze di base, i guadagni economici di lungo termine dei Paesi Ocse coprirebbero la maggior parte, se non tutti, i costi dei sistemi scolastici di quei Paesi. 'L'output che va perso a causa di strategie o pratiche scarse nell'istruzione lascia molti Paesi in quello che equivale a uno stato permanente di recessione, che puo' essere piu' grave e profonda di quella che ha avuto origine dalla crisi finanziaria', sottolinea Andreas Schleicher, direttore del dipartimento Istruzione dell'Ocse. Non c'e' un singolo fattore di rischio per il cattivo andamento scolastico dei ragazzi, ma piuttosto l'accumularsi di una serie di barriere o svantaggi. Dalle condizioni socio-economiche, al fatto di non avere frequentato la scuola pre-primaria, alle bocciature, allo status d'immigrato, cosi' come un atteggiamento meno positivo verso la scuola e l'apprendimento, ma anche insegnanti e scuole che offrono meno supporto. Quali i rimedi? L'Ocse raccomanda di fornire sostegno al piu' presto possibile nei casi di difficolta' scolastiche, identificare i 'low performers' e strutturare una strategia su misura, incoraggiare il coinvolgimento di genitori e comunita' locali, dare un sostegno mirato alle scuole o famiglie svantaggiate, offrire programmi speciali per gli immigrati e le minoranze linguistiche, fare fronte agli stereotipi di genere, dare assistenza alle famiglie mono-parentali, ridurre le disparita' di accesso all'istruzione e limitare le suddivisioni degli studenti per abilita'. |
Ecco le domande da fare per scegliere bene l'Istituto che si prenderà cura dell'educazione e formazione dei propri figli. 1) L'Istituto dichiara pubblicamente una missione ? Ovvero, dichiara perché esiste? 2) L'Istituto dichiara pubblicamente i propri valori? 3) L'istituto dichiara pubblicamente una visione ? Che cosa vuole essere in futuro? 4) L'istituto descrive e pubblica gli obiettivi qualitativi e quantitativi dei prossimi 3-5 anni? 5) L'istituto descrive, pubblica e attua progetti e piani d'azione per tradurre la strategia in risultati? 6) L'istituto misura e pubblica indicatori di performance per ogni singolo obiettivo strategico? 7) L'istituto integra nei propri organi di governo stakeholders (esclusi studenti e genitori)? 8) L'istituto rileva e pubblica la soddisfazione dei docenti nei confronti del Dirigente? 9) L'istituto rileva e pubblica il grado di soddisfazione dei non docenti nei confronti della Direzione? 10)L'istituto rileva e pubblica il grado di soddisfazione dei genitori nei confronti della Direzione? 11)L'istituto rileva e pubblica il grado di soddisfazione degli studenti sulla didattica? 12) La direzione pubblica una relazione a fine anno in cui descrive lo stato dell'istituto dal punto di vista organizzativo, amministrativo, didattico, finanziario e sociale? 13)L'istituto pubblica le statistiche sui risultati di apprendimento degli studenti per classi parallele? 14)L'istituto dichiara e descrive modalità di insegnamento innovative e pratiche educative? 15)L'istituto progetta e attua piani di sviluppo delle risorse umane e le professionalità interne? 16) L'istituto progetta e attua il proprio sviluppo organizzativo? 17) L'istituto redige e pubblica un bilancio sociale? 18)L'istituto elabora e pubblica il rapporto entrati /usciti per anno 19) L'istituto rileva e pubblica i dati sull'inserimento lavorativo entro 6 mesi dal diploma? 20) L'istituto rileva e pubblica il rapporto nuovi iscritti università/diplomati? 21) L'istituto rileva e pubblica il grado di successo universitario dei propri diplomati dopo un anno? 22) L'istituto pianifica e pubblica il piano di investimento in tecnologie ? 23)L'istituto pubblica un PTOF che comprende anche la colonna delle risorse finanziarie impiegate? |
Si pensava di aver introdotto la democrazia nelle scuole con la presenza di studenti e genitori negli organi collegiali. Come in tutte le organizzazioni pubbliche il risultato è lo stesso: nessuno è responsabile e tutti sono vittime di qualcun altro. E' vero teatro. I risultati, poi, certificano il dramma. Negli Istituti Professionali il disastro è formalmente legalizzato. I morti (studenti che non arrivano al diploma) sono deceduti correttamente, cioè con le giuste discussioni pietistiche, con l'ausilio dell'analisi sociologica della società dei consumi, con il rispetto delle procedure deliberative, con la partecipazione dei genitori e studenti agli organi collegiali e con la certificazione di qualità rilasciata da un ente accreditato.